Benvenuti nel mondo di INMAGINA
Remmidemmi - Inmagina
351453
portfolio_page-template-default,single,single-portfolio_page,postid-351453,eltd-cpt-2.3,ajax_fade,page_not_loaded,,moose-ver-3.5, vertical_menu_with_scroll,smooth_scroll,side_menu_slide_with_content,width_370,blog_installed,wpb-js-composer js-comp-ver-6.6.0,vc_responsive

Remmidemmi

Project Description

Provate a chiedere alle persone quale sia la cosa che in assoluto le fa più ridere.

Non importano età, sesso, origini, background culturale, estrazione sociale, molti vi risponderanno “le cadute!”.

È un fatto inequivocabilmente appurato che vedere qualcuno che cade – dalle scale, dentro una pozzanghera, mentre scende da un autobus o semplicemente camminando per la strada -, suscita un’incontenibile ilarità. Eppure non è questo il proposito con il quale Sandro Giordano Remmidemmi da dieci anni lavora alla sua serie fotografica dal titolo “In extremis. Bodies with no regret”, di cui circa 150 scatti sono raccolti in questo straordinario volume.

È un’umanità variegata, bloccata in posture forzatamente innaturali e surreali nell’attimo che segue una rovinosa caduta, corpi schiantati a terra di cui non viene mai mostrato il volto, ma di cui ci viene restituito un identikit perfetto attraverso gli innumerevoli dettagli inseriti nello spazio circostante che caratterizzano i personaggi mettendone a nudo gli aspetti salienti, i vizi, le ossessioni, le fragilità. Dettagli che di quei corpi raccontano la quotidianità, il mestiere, ne disegnano le vite, suggeriscono gli interessi, i sogni, le inclinazioni, le passioni, dettagli solo apparentemente disseminati a caso e in ordine sparso, in realtà collocati in maniera lucidamente chirurgica tanto da creare l’immagine di un set perfetto dove il gioco di luci e di colori è in mirabile equilibrio con le forme e lo spazio.

È chiaro che al di là del puro godimento estetico queste opere ci spingono a soffermarci ancora una volta sul tema più ampio della caducità del mondo, della vita, delle cose, dei sogni, delle sovrastrutture sociali e di tutto quello che vogliamo, ma nello stesso tempo ci rimandano alla sottile speranza di poterci, dopo la caduta, rialzare, e rinascere per ricominciare da capo, come nuovi. O magari, perché no, possono tradursi in un invito a prendere coscienza che al di là delle superficiali differenze sociali dietro alle quali crediamo di distinguerci, alla fine dei conti siamo tutti uguali, forse davvero tutti Uno. E quanto è difficile   allora schierarsi da una parte o dall’altra, essere giudicanti, mentre guardiamo questi corpi rovinati a terra le cui mani continuano tenacemente e ostinatamente a stringere quegli oggetti su cui hanno trasferito la loro stessa identità. Mi viene il sospetto a tratti che essi non siano veramente solo così ridicoli ma magari talvolta eroici e sempre  teneramente umani. Un’umanità folle, in caduta libera, senza pentimento.

 

Gina Ingrassia
Storica dell’Arte e Curatrice

Leggi il comunicato stampa

Project Details
Category

Mostre

Previous
Next

L'iscrizione è avvenuta con successo!

There was an error while trying to send your request. Please try again.

Inmagina will use the information you provide on this form to be in touch with you and to provide updates and marketing.